Il fondatore
Un uomo che partiva.
All'origine della maison c'è un uomo che, per trovare le gemme, saliva su un aereo.
Il viaggiatore
Negli anni Settanta e Ottanta i grandi centri di smistamento del grezzo e le taglierie di oggi erano ancora da costruire. Le pietre migliori si raggiungevano di persona, nei luoghi in cui la terra le restituiva: Pakistan, Afghanistan, Birmania, India, Giappone, Brasile, Cina, Australia. Le linee telefoniche arrivavano fin dove potevano, e una lingua comune spesso mancava.
Nel 1982, in Afghanistan, i mujaheddin avevano appena respinto l'avanzata dell'esercito sovietico e i canali commerciali con l'Occidente restavano chiusi. Lui sapeva che lassù si trovavano rubini meravigliosi. Atterrò a Islamabad, salì su una jeep con una guida, attraversò deserti e montagne fino a certe alture lungo il confine, e da un capo tribù comprò le sue pietre. In Amazzonia, cercando pietre di colore, uno sciamano che ignorava tutto di lui gli predisse il futuro.
Fu tra i primi italiani ammessi alla Borsa dei Diamanti di Anversa, e fra i fondatori dell'Istituto Gemmologico Italiano.
L'uomo che scelse le perle
All'inizio degli anni Ottanta il mercato dei diamanti attraversò una crisi di rara violenza: i prezzi decuplicarono in pochi mesi e si dimezzarono con la stessa rapidità. Fu allora che decise di salire su un aereo per il Giappone, a cercare le perle che lo appassionavano da sempre. Parlava soltanto italiano.
Furono anni di apprendistato presso i maestri giapponesi della perla coltivata. Da loro imparò una cultura del lavoro e una ricerca della qualità che ammette poche eccezioni; l'Italia mise la libertà del design. Le due cose convivono ancora oggi in ogni pezzo della maison.
Che cosa lascia
MIMÍ nasce nel 2000. Quindici anni più tardi, nel 2015, la maison apre la prima boutique asiatica al Ginza Six di Tokyo: un marchio italiano che vende perle ai giapponesi.
Nello stesso periodo prende forma il sistema di montatura a tensione, brevettato oltre venticinque anni fa, che tiene la perla sospesa per sola pressione.
Oggi la guida è nelle mani di Marco e Ilaria Broggian, seconda generazione, con oltre vent'anni di esperienza ciascuno. Alla domanda su che cosa speri abbiano ereditato, il fondatore risponde: onestà e trasparenza. E aggiunge che il meglio deve ancora venire.
Non importa chi tu sia, tu sei bellissima per quello che sei. Allo stesso modo tutti i gioielli MIMÍ sono unici: non possono mai esistere due perle esattamente uguali, ma solamente apparentemente simili.
Fausto Broggian
Il racconto per intero, dalla prima azienda di famiglia a oggi, si legge in Una storia di famiglia. Il saper fare in I nostri mestieri; il simbolo che accompagna ogni gioiello, in Ognibene; il modo in cui la maison sceglie le gemme, in L'arte della perla.